Trascrizione dell’intervento del Prof. Roberto SEGATORI
Docente di Sociologia presso l’Università degli Studi di Perugia
Alla presentazione del libro “Stanze Vuote, addio
di Rina Gatti  Edizioni THYRUS 2003
Perugia  -  Palazzo Cesaroni 27 giugno 2003

Premetto che questa non è una presentazione d’occasione, di cortesia, è una presentazione vera, perché questo, anzi questi sono libri veri.
Sono due lavori che hanno una caratterizzazione così forte dal punto di vista letterario e dal punto di vista della testimonianza che meritano un’attenzione particolare. Questi libri hanno, secondo me, tre valori fondamentali: il primo è un valore letterario, valgono cioè come testi narrativi in sé, sono belli da leggere come una specie di romanzo, anche se noi sappiamo che è in realtà un lungo diario, ma hanno un valore letterario in sé. Hanno poi uno straordinario valore di documentazione sociale e hanno una dimensione psicologica, relazionale, emozionale altrettanto valida. Questi tre valori scopriamo nell’opera, sul valore letterario me la cavo velocemente, non sono un critico letterario ma sono un lettore vorace ed ho apprezzato l’immediatezza, cioè il libro mi prende, dopo poche riche, dopo una pagina e mezza ci sono totalmente dentro a differenza di altri dove l’immediatezza non scatta ed il libro viene abbandonato. Il libro di Rina ha questa straordinaria dote, l’immediatezza, e nei due libri ci sono due immediatezze completamente diverse, quella di Stanze Vuote è il libro dell’infanzia, della serenità, Stanze Vuote,addio è il libro della maturità, dell’età adulta, della sofferenza, della crescita, della presa di coscienza del rapporto di coppia. Il primo libro mi ha preso per quello che mi ha evocato delle nostre splendide vallate umbre e di quella memoria di vita contadina, il secondo fa star male, è il libro della sofferenza ma ti porta dentro. Quindi c’è l’immediatezza  ma c’è anche la profondità, l’altro valore letterario; l’immediatezza ti porta dentro, profondità significa che ogni tanto mi dà degli spunti, mi costringe a delle riflessioni che aumentano la mia consapevolezza delle cose, che mi fa andare aldilà di quello che già conoscevo, che mi apre uno squarcio in universi di intuizioni e dico “ perbacco, non ci avevo pensato, guarda che cosa bella e profonda” . E questo è uno stupore costante di straordinarie intuizioni e straordinarie prese di coscienza che Rina ci consegna.
C’è poi il valore sociale: questi due libri vanno considerati come dei monumenti. Nel senso che quando vogliamo ricostruire dei periodi storici, spesso usiamo dei monumenti fisici tramite i quali leggiamo la storia, e noi in questi due libri troviamo condensati 50-60 anni di storia umbra che, senza queste testimonianze, aldilà dei libri di saggistica magari un po’ noiosa, andrebbero perduti.
Gli storici tra 200 anni se vorranno capire come si viveva nella campagna umbra, prenderanno i documenti, prenderanno quei saggi di storia economica, ma se vorranno uno spaccato vero, quotidiano, di come si viveva nella quotidianità delle campagne umbre nella prima metà del novecento prenderanno Stanze Vuote, se poi vorranno vedere come si viveva a ridosso della Seconda Guerra Mondiale prenderanno Stanze Vuote, addio; per questo i due libri sono uno straordinario monumento.
Quindi una storia letteraria bellissima ed un monumento sociologico, ed io mi stupisco del livello di chiarezza di espressione e del livello di riflessività che c’è sopra. C’è una chiara, testimoniale rappresentazione dei modelli che reggevano il mondo, dai rapporti tra proprietari e contadini, ai rapporti interni alla famiglia, con i modelli dominanti, degli uomini sulle donne e degli anziani su tutti. Una chiarezza che Rina non abbandona nemmeno quando parla dei rapporti interni di coppia dopo un matrimonio sfortunato e mille vicissitudini che accadono ai protagonisti, una chiarezza a volte anche cruda con cui descrive il rapporto di coppia, senza ipocrisie, con coraggio e consapevolezza di potercela fare contando sulle proprie forze.

Quindi tutte e tre le letture sono belle, dal punto di vista letterario, da quello storico e sociologico, e da quello psicologico relazionale, io questo libro lo consiglierei a tutti, complimenti Rina.