Intervento del Prof. Mario Tosti Un volume bellissimo che ho letto con molto piacere. Mi sono chiesto, da Presidente dell’Istituto per la Storia dell’Umbria Contemporanea che ha incentrato la sua attività sul rapporto memoria-storia, se questo libro poteva essere utilizzato per fini didattici. Questo perché abbiamo un problema di fondo attualmente: i nostri giovani sono senza memoria, schiacciati sul presente. Una delle cause è che si è interrotto il collegamento familiare tra nonni, genitori e figli. Non c’è più questo tramandare, ma, senza la memoria è difficile condividere i valori comuni è difficile creare diritti di cittadinanza. Come può la scuola assolvere il compito di trasmettere memoria? E quale deve essere il rapporto tra storia e memoria? In epoca recente c’è stato un processo generalizzato di disgregazione della coscienza collettiva e delle appartenenze politiche e sociali mentre venivano immessi nella società visioni e modelli di tipo individualistico ed egoistico che hanno prodotto un distacco tra la singola esistenza e la visione collettiva dell’esistenza. E’ “la solitudine del cittadino globale”. Io credo che l’insegnante dovrebbe fare un accurato vaglio delle categorie e delle rilevanze della storia contemporanea, dovrebbe fornire agli studenti gli strumenti metodologici e problematizzare lo studio della storia. In questo modo la storia diventerebbe una disciplina in grado di formare coscienze critiche. Perché questo è l’obiettivo della storia. La storia non è tanto lo studio del passato per capire il presente, anzi, quasi mai la storia è stata maestra di vita anche se questo è il luogo comune più diffuso, in realtà il compito della storia è appunto quello di formare coscienze critiche. La scuola assolverebbe così alla sua responsabilità costituzionale di formazione etico civile dei giovani, avrebbe così funzione in questo nostro tempo di supplente per la costruzione della memoria collettiva che in nessun altro luogo mi sembra si possa costruire. Allora l’educazione all’uso delle fonti acquista valore formativo anche sul piano generale dell’educazione del cittadino; si pone quindi il problema di selezionare quali fonti portare a scuola, che tipo di materiale l’insegnante può utilizzare perché per l’età contemporanea tutto può essere fonte. Anzi, muovendosi dall’età antica alla contemporanea abbiamo una proliferazione di fonti, ma mentre per l’età antica bisogna andarsi a cercare le fonti e quelle che si trovano sono magari disomogenee e discontinue, per l’età contemporanea abbiamo il problema opposto, di selezionare le fonti. Per ricostruire e trasmettere la memoria però ci sono delle fonti specifiche, che riguardano in particolare la costruzione della memoria autobiografica, dell’autobiografia personale cioè del passaggio di questa dalla memoria, al ricordo, alla testimonianza. Dicevo appunto di due fonti, fonti “di memoria” e fonti “per la memoria”: fonti”di memoria” sono diari, lettere ecc. mentre fonti “per la memoria” sono invece le sistemazioni successive del racconto autobiografico. I testi di Rina Gatti secondo me appartengono a questa seconda categoria, sono fonti “per la memoria” perché l’autrice, attraverso questi testi, si riappropria della sua vicenda familiare, questa vicenda esce dalla sfera privata, esce dall’oblio e diventa un elemento della elaborazione collettiva. In questo può essere utilizzato come fonte in un laboratorio di storia, magari a scuola, sia scuola media che scuola superiore. Intendiamoci, la storia di Rina Gatti, contadina umbra, non è la storia dei contadini umbri, ma la storia dei contadini umbri sarebbe più povera senza questi testi di Rina. Certo bisogna evitare “ la sacralizzazione e la banalizzazione della memoria” ma le autobiografie, inquadrate in questi orizzonti diventano fonti “privilegiate” per molti filoni di studio, è come se il campo degli studi storici improvvisamente si dilatasse, allora, attraverso questi testi noi possiamo ricostruire la vita quotidiana, il vissuto. Ma questo è un testo fondamentale per una storia che va molto di moda, la “storia di genere”, infatti non c’è in questo porsi all’attenzione della comunità della donna alcun pre-femminismo; un allargamento di orizzonti che è veramente straordinario. Questi materiali hanno la capacità di far scoprire i soggetti che nella storia agiscono ed ecco che siamo tornati alla relazione tra memoria e storia nella forma particolare della memoria autobiografica che, frutto del presente in cui prende voce e parole, ci da una chiave di lettura del passato e della storia.
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