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Questa pubblicazione
in inglese è stato il coronamento di un Progetto Europeo e Mondiale
che ha coinvolto migliaia di uomini e donne anziane di tutte le nazionalità.
Dopo diversi incontri tra coloro che vi avevano partecipato, realizzando
tanti lavori che testimoniavano il desiderio di essere presenti, attivi
e ancora creativi, a Londra è stato realizzato il libro LIFE AFTER
WORK (La Vita dopo la Pensione) che raccoglie i contributi di donne di
tutto il mondo sulle proprie esperienze e realizzazioni dopo aver lasciato
il lavoro. Per lItalia è stato scelto lo scritto di Rina
GATTI IL RISVEGLIO DELLANIMA ( Reawakening of the Soul
) che è stato così pubblicato nelledizione di The
Womens Press nel 1999.
Perugia, 20 novembre 1997
Oggi è il mio compleanno. Ho compiuto 74 anni, il mio nome è
Rina, Rina Gatti.
Vivo a Perugia da molti anni, ma sono nata in campagna, da una famiglia
di contadini, nella pianura che affianca il fiume Tevere, a pochi chilometri
da qui.
Sono pensionata già da molti anni, e mi sembra incredibile poter
adesso ripercorrere tutta la mia vita, dalla campagna di Torgiano, dalle
corse a piedi nudi lungo il fiume, fino adesso. Eppure la mia vita, la
coscienza del tempo e dei ricordi, è cominciata in un certo senso
proprio dal momento in cui sono andata in pensione. Fino ad allora avevo
fatto tanti lavori, tutti duri, spesso umili, sobbarcandomi anche il peso
della mia famiglia e di un marito irresponsabile. Il lavoro ed il dovere
erano state fino ad allora le uniche priorità, tutto veniva prima
dei miei bisogni e delle mie esigenze, anzi, non avevo esigenze, sopravvivevo
ad una situazione da cui non vedevo via d'uscita.
Ora non posso quasi credere quanta strada ho fatto dopo la pensione; piano
piano ho cominciato a vivere, lasciandomi il passato alle spalle e concentrandomi
sul presente. Non è stato facile.
Tutto è cominciato quando sono andata per la prima volta in vacanza
al mare, era il 1989. Non c'erto mai stata e trovarmi lì da sola,
senza dover lavorare, senza dover cucinare per nessuno, mi sembrava incedibile,
era come un sogno. Finalmente ero libera di pensare, di riflettere, avevo
a disposizione del tempo solo per me. E così mi guardai attorno,
tutto era nuovo; quelle spiagge piene di gente, uomini, donne bambini,
tutti mezzi nudi a prendere il sole. Giovani abbracciati sulla sabbia
come nulla fosse mentre si scambiavano effusioni amorose. Io non riuscivo
nemmeno a mettermi in costume, mi vergognavo, mi sentivo a disagio. La
mia giovinezza mi tornava in mente, quell'educazione rigida, tutto era
proibito, tutto era peccato, tutto era tabù. L'amore era chiuso
dentro, tra paura e vergogna. Ma chi eravamo dunque allora, che vita quella
era rispetto a questa di adesso?
Queste domande cominciavano ad affollarsi nella mia mente, domande che
non mi ero mai fatta, e che mi obbligavano a riflettere, che mi ritornavano
in mente di sera, davanti al mare che arrossava durante il tramonto. Che
si facevano più insistenti di notte, guardando il riflesso della
luna sulle onde morbide senza vento. E sentivo dentro di me crescere una
coscienza diversa, qualcosa di strano che non sapevo ancora spiegare.
Cercavo di capire, di scavare dentro me stessa. E per la prima volta nella
mia vita mi sentivo rilassata, senza responsabilità, di nuovo curiosa
come una bambina, e proprio come una bambina, facevo lunghe passeggiate
sulla spiaggia, specialmente all'alba, e, come una bambina, raccoglievo
conchiglie colorate.
Tutto quel mare che si era mosso dentro di me stava però spingendo
per venire fuori, e decisi così di cominciare a scrivere quello
che sentivo. Prima per poter mettere in ordine i miei pensieri e poi per
cercare di esprimere quello che sentivo. Volevo insomma cominciare a conoscere
me stessa, iniziare un dialogo con me, dopo che mi ero trascurata per
tutta una vita.
Mi ci è voluto del tempo e tanta forza di volontà, per iniziare
a rimettere in discussione tutto quello che mi era stato imposto o che
avevo semplicemente accettato senza pensare.
Avevo però capito che adesso, da pensionata, potevo guardare il
mondo con occhi nuovi, e che quel mondo non era così piccolo e
limitato come io credevo. Per prima cosa decisi che non potevo più
essere schiava della casa e dei fornelli, e che quindi dovevo uscire ed
incontrarmi con tutte quelle persone, pensionate come me che avevano tanto
da dare e tanto da insegnarmi. Ed è stato proprio grazie ad una
organizzazione di anziani che andai per la prima volta nella mia vita
in vacanza in montagna. E anche lì fu un'esperienza incredibile;
l'albergo era così curato, caldo, accogliente, tutti erano allegri,
e si andava a tavola serviti e riveriti. Era la prima volta che facevo
davvero l'ospite in 65 anni, se era un sogno, Dio mio non volevo svegliarmi.
E anche la montagna si rivelò piena di stupende sorprese, quelle
vette maestose ed incantevoli, con il sole che appare dalla cima della
montagna come scivolato giù dal cielo, e sulla cima opposta scompare
tutto rosso infuocato ritornando da dove è venuto. In montagna
c'era più occasione di stare insieme ai miei compagni di vacanza,
passeggiando insieme nei sentieri dei boschi, respirando aria buona e
profumata, senza odore di catrame. Era bello avere finalmente degli amici,
con cui ridere, raccontasi storielle e barzellette, persone sconosciute
che diventavano improvvisamente come amici da sempre. E tutti che commentavano
in dialetto perugino quanta miseria e quanti patimenti avevano subito
nella propria vita, lavorando come bestie quando ancora i padroni erano
davvero padroni. Chi avrebbe mai creduto, in quei tempi là, che
si sarebbe arrivati alla pensione, che ci sarebbe mai stata per noi una
pensione! E si commentava che la pensione è davvero una cosa giusta,
noi grazie a quella abbiamo cominciato a vivere, cosa che non era toccata
cero ai nostri nonni. E ognuno raccontava la sue storie, i guai, le gioie,
gli amori, per chi li aveva avuti, e chi invece non l'aveva mai provato.
E io sempre più mi convincevo che l'amore è invece la cosa
più importante. La vita senza amore non ha sapore, e senza dolore
non ha valore!
E volevo approfondire questi pensieri, perché nel mio passato ho
avuto grandi esperienze di dolore e di sofferenza e sentivo che dovevo
scriverle, perché potevano essere utili ad altre persone, specialmente
ai giovani, che devono sapere che senza passato non c'è futuro.
Proprio in montagna ho conosciuto poi una persona che sarebbe diventata
molto importante per questo mio percorso di ricostruzione interiore, la
presidente dell'Associazione AIDA che riunisce proprio signore non più
giovani come me ma che hanno energie e tanta voglia di fare. Lei ho visto
che lei apprezzava quello che stavo facendo e mi ha coinvolto pian piano
nelle iniziative della associazione. Mi parlò del Progetto Donna
europeo, e mi stimolò ad andare avanti nello scrivere e nel ricostruire
i miei ricordi, che non erano solo miei, ma comuni a tutta la mia generazione
di uomini e donne cresciuti tra la miseria e la guerra, attraverso un'epoca
che ha cambiato il mondo intorno a noi in maniera irreversibile. Mi sono
subito sentita a mio agio, la Presidente era dolce e premurosa e mi dava
fiducia in quello che stavo facendo, poi cominciai a partecipare alle
riunioni di gruppo, che avvenivano in palazzi pubblici bellissimi, che
io avevo visto tutta la vita solo da fuori, e che scoprivo magnifici con
i stupendi affreschi ed i soffitti decorati. Insieme a donne come me cariche
di anni e di esperienze, mi trovavo per la prima volta a scambiare opinioni,
a parlare dei problemi comuni, ad immaginare iniziative per coinvolgere
altre persone e costruire insieme qualcosa che aiutasse ad uscire gli
anziani, li stimolasse a trovare ancora interessi e piacere in quello
che c'era da fare.
Per la prima volta mi sentivo importante, ascoltata, la mia opinione veniva
presa in considerazione e le mie idee erano realizzate. Questo mi rendeva
felice ed un po' confusa, ma mi sentivo ancora un po' fuori posto, le
altre signore erano tutte più curate di me, io non avevo ancora
preso in considerazione il mio aspetto esteriore, che trascuravo ormai
da tanti anni per la vita che facevo.
Il lavoro, la famiglia, mi avevano reso schiava, ed ero proprio conciata
male, mi sentivo una "pencellona", cioè trascurata e
malmessa, così non poteva continuare. Così mi organizzai,
vestivo troppo male, avevo la bocca ridotta un pianto, i capelli lasciati
al caso. Da bambina non avevo mai visto un dentista, ed il parrucchiere
era una cosa da ricchi. Quando avevamo il mal di denti, si sopportava
fino al limite, e poi si andava dal medico di condotta o al convento per
togliere il dente guasto. E si faceva così, da sveglio, senza tanti
riguardi, né per l'estetica né per il dolore. Ma adesso
era diverso, dovevo cambiare, e dovevo farlo per me stessa. La pensione
mi è servita anche a questo, presi appuntamento col dentista ed
incominciai a far visita al parrucchiere. Quello che non ho fatto da giovane
lo faccio adesso! E ne è valsa la pena!
Grazie anche a queste piccole cose si ritrovano gioie e piaceri dimenticati,
si ricomincia a parlare di amore, di affetto, e si riscopre che i sentimenti
non invecchiano mai. A dispetto dei capelli bianchi e delle schiene indolenzite,
si sente che le emozioni e le sensazioni sono forti come a vent'anni.
Così provavo molta tenerezza nel vedere coppie della mia età
che si facevano tenerezze, che si tenevano per mano, cose per me del tutto
dimenticate e sfuggite, e provavo tanti sentimenti combattuti nel vedere
formarsi nuove coppie che parlavano anche di matrimonio! Ammiravo il loro
coraggio e trovo giusto che in questi casi si segua sempre il cuore. Io
non sono riuscita a farlo e vorrei tanto tornare indietro, andare alla
ricerca dell'amore vero, della gentilezza, dell'affetto vero, della parola
dolce, dell'abbraccio tenero, quello che almeno una volta nella vita tutti
dovrebbero provare. Altro che peccato come dicevano a noi giovinette!
Insomma da quando sono andata in pensione la vita è stata tutta
un'altra cosa, ed io sono la prima ad esserne sorpresa. E' come se il
tempo si fosse fermato, mi sento più giovane e piena di iniziative.
Secondo me non c'è più quel senso di inutilità che
prendeva i nostri vecchi, e di cui risentivano anche i giovani. Gli stessi
nipoti adesso ci sono più vicini, vedendo il nonno pieno di vita,
elegante, che va all'università, che vuole arricchire la sua cultura,
che viaggia. E certo sarà più ascoltato ed i nipoti lo sentiranno
più vicino. Io non avevo mai viaggiato, non avevo mai preso l'aereo,
e ho avuto questa fantastica esperienza dopo che sono andata in pensione.
E' stato incredibile, provare tutte quelle nuove sensazioni, andare all'estero
a rappresentare gli italiani della mia generazione! Non potevo credere
che ero proprio io, quella contadinella che correva a piedi nudi lungo
il Tevere, che adesso parlava invece davanti a tanti amici pensionati,
venuti da tutto il mondo e che mi sorridevano e mi applaudivano.
La pensione può essere il risveglio dell'anima, il momento giusto
per cercare la pace interiore, l'armonia con se stessi.
Io ho trovato tutto questo cominciando a scrivere. Poesie, storielle,
racconti, pensieri in libertà, qualunque cosa mi venisse in mente,
e poi, ho cominciato la storia della mia vita, dai primi ricordi, come
in un film, come in un sogno. Ed è una cosa che consiglio a tutti.
Scrivere è una grande terapia, è una atto d'amore verso
sé stessi e verso la vita, è un modo per ritrovare cose
che si erano perdute, per recuperare gioie passate e dolori infiniti,
è l'unica maniera per riaffrontare il proprio passato. Io no avevo
passato, avevo percorso tutta la mia strada come bendata, e così
ho inciampato, sono caduta varie volte, e con tutto il carico di conseguenze
sono comunque arrivata fin qua. Ci voleva la pensione, Dio Santo, per
ritrovare il valore della vita e dell'amicizia, per scoprire chi ero e
chi sono, e che cosa voglio fare in futuro!
Così vanno le cose e tanto vale stare insieme e volersi bene, perché,
lieti o tristi, su questa terra siamo solo dei turisti.
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